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IL DISCORSO DEL RE

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Gli scattano foto come sul red carpet. Fantastico. Semplicemente fantastico. Se ne esce così l’uomo che aveva permesso al mangia-banane Opti Pobà di scendere dalla pianta per giocare nella Lazio. Visionario. Tutta colpa del palo di Darmian. Tavecchio è l’uomo che come apice aveva vestito la carica di Presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Niente di male per carità, io sono dilettante da tutta la vita. Al Consiglio Federale i dilettanti però lo sfiduciano. Come mai? Afferma di pagare per responsabilità altrui. Innocente. Dichiara di aver chiesto le dimissioni di tutti ma non avendole ottenute rassegna le sue. Martire. Allo stesso tempo dice di non essere attaccato alla poltrona, di non aver fatto il Presidente per interessi personali (c’è bisogno di dirlo?!). Si giustifica con una carriera di tutto rispetto: decenni trascorsi in banca e da sindaco. Addirittura.
Incolpa il Coni per i troppi soldi versati dalla FIGC. Collaborativo. Tra le righe (ma non troppo) chiede quali siano i risultati ottenuti dalle altre federazioni. Conciliante. Parla di viaggi in Francia, boccette, mediazioni a Istanbul nelle quali avrebbe ottenuto la vicepresidenza della Uefa di Michele Uva e l’ingresso di quattro squadre italiane in Champions League. Potente. Abbozza un francese che non gli riesce. Poliglotta. Spiega di aver messo in piedi una società dilettantistica senza aver ricevuto alcuna indennità (e ci mancherebbe, è dilettantismo!).
E’ il delirio totale. Legge dichiarazioni scritte dai suoi collaboratori. In sintesi gli obiettivi raggiunti dalla Federazione durante il suo operato. Ecco, magari sarebbe stato meglio elencarli all’inizio invece che intrattenere la platea a braccio. Invece li recita senza crederci troppo. Tra gli altri il crescente movimento femminile e la riforma dei campionati giovanili. Briciole. Peccato, tutta colpa di quel palo. Chi ha fatto palo?
Non importa, il bello arriva dopo. Si vanta di essere stato il primo a chiedere e ottenere la VAR dopo “Quel signore che è morto della Rai di cui non mi viene il nome” (parole sue). Gli suggeriscono Aldo Biscardi. Smemorato. L’hai ottenuta Carlo. Grandissimo. Hai deresponsabilizzato i guardalinee a tal punto che nel dubbio non alzano più nemmeno la bandierina e aspettano la conferma della moviola. Dai vivisezioniamoli ancora un po’ sti novanta minuti. Chirurgo. Così sediamo le polemiche e non alimentiamo i dubbi. Lavorare sulla cultura sportiva no. Per carità.
L’unico errore che si attribuisce è di non essere entrato nello spogliatoio di San Siro durante l’intervallo della partita contro la Svezia per cambiare l’allenatore. Cambiare l’allenatore? Nell’intervallo? Qui siamo al paranormale. Cita Manzoni e la provvida sventura quando gli chiedono se pensa di ricandidarsi in futuro. Dotto.
Poi, rullo di tamburi, scarica tutta la responsabilità sul palo di Darmian. Sì, ancora. Se quel palo fosse entrato non sarebbe successa la tragedia. La cosa grave è che in parte è vero. Le vittorie, o i mancati fallimenti, nascondono polvere sotto il tappeto. Ma ora lo sporco esce da tutte le trame. C’è anche chi non si stupisce. Quelli che videro nella sua nomina un pupazzo nelle mani dei pupari. Un burattino mosso dai fili dei presidenti che comandano.
Scarica la responsabilità della scelta di Ventura su Lippi. Lippi chiarisce che in qualità di responsabile tecnico delle nazionali ha colloquiato con Montella, Gasperini e Ventura ed è stato nominato quest’ultimo. Consensualmente, dopo un positivo report. Chiarezza.
Carlo dice di aver fatto un sacco di selfie, che gli italiani gli vogliono bene. Questa è tipo Berlusconi quando parlava della crisi come un’invenzione e i ristoranti erano pieni.
Si parla di chat tra allenatore e giocatori dalle quali trapelavano soffiate alla stampa (maddai ci sono giocatori che tubano coi giornalisti?). Pare ci fossero riunioni tra giocatori senza allenatore (maddai i giocatori parlano anche fuori dal campo?).

Mi auguro che il blu della nazionale torni a risplendere. E intanto spero che un giorno così non ritorni mai più.

Ecco la mezz’ora di paura e delirio a Roma




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