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HIT PARADE

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L’estate è tempo di hit parade. Ecco la mia personalissima e contestabilissima top eleven del meglio/peggio visto fino a questa notte di mezza estate.

VOTO 10 A MEGAN RAPINOE, la capitana della nazionale femminile made in USA che, impegnata a combattere ogni tipo di discriminazione e in aperto contrasto con la politica di Trump, durante il Mondiale dichiara che in caso di vittoria non andrà alla fottuta Casa Bianca (parole sue). Donald, stizzito, replica che prima bisogna vincerlo, il Mondiale. Così Megan, esultanza stilosa e pettinatura alla Pink, apre le porte del successo con un rigore in finale e…niente, Trump la sta ancora aspettando.

VOTO 9 A SARA GAMA, voto da condividere con tutte le sue compagne della Nazionale. Qualche imprecisione tecnico-tattica c’è stata, per usare un eufemismo, ma la spontaneità con la quale la spedizione femminile ha affrontato il Mondiale ha contagiato tutti gli italiani da Mattarella in giù. Spontaneità femminile. Ecco cosa che può salvare il calcio.

VOTO 8 A DANIELE DE ROSSI che scaricato dalla Roma, invece che arricchirsi all’ombra delle palme di Los Angeles o in Cina, vola al Boca di Buenos Aires. La Bombonera era lo stadio in cui sognava di giocare da bambino, ha dichiarato. E allora in bocca al lupo a questo bambino di anni 36 che per il cuore ha scelto un campionato povero, brutto e cattivo. Ecco un’altra cosa che può salvare il calcio.

VOTO 7 A RADJA NAINGGOLAN che, solitamente dedito a privè con Fabrizio Corona e dirette Instagram tra alcool e bestemmie, all’indifferenza di Conte risponde col silenzio. Si allena, vola in tournee da fuori rosa, non fa una piega e nella diatriba Ninja vs Inter esce silenziosamente vincitore. Non era scontato.

VOTO 6 A MAURIZIO SARRI che si è imborghesito o, per dirla alla Trainspotting, si è “comprato il maxitelevisore del cazzo” ma nella conferenza stampa di presentazione alla Juve, che lo vedeva bersaglio facile, ne esce con la giacca pulita. Se quella giacca sarà davvero incompatibile col suo stile, poi, solo il tempo lo dirà. E il tempo è galantuomo, dicono.

VOTO 5 A GARETH BALE che piuttosto di rinunciare allo stipendio faraonico si è dichiarato disposto a guardare i compagni e giocare a golf. Massì, perché dimostrare altrove di essere un campione? Più passa il tempo e più cresce l’immagine di sopravvalutato e il credito degli haters che lo reputano un duecentista con le scarpe da calcio e la faccia da tonto.

VOTO 4 A GIANLUIGI BUFFON e al ritorno alla Juve. Ma non s’era detto addio? Farà il secondo in attesa di iniziare la carriera da dirigente. Per carità, niente di male, ma tornare all’ovile dopo aver capito che oltralpe alla prima cappella volano fischi e zero in pagella (vedere l’Equipe) suona un tantinello paraculo.

VOTO 3 A MAURO ICARDI che in sei mesi (sei!!!) non ha rilasciato lo straccio di una dichiarazione a parte un patetico post su Instagram imboccato da chissà chi. Forse dalla moglie con cui dovrebbe condividere il voto, quindi se preferite 1,5 a testa. Postare una foto sulla moto d’acqua in risposta al comunicato che lo esclude dai programmi della società, poi, è una cafonata che non avrebbe fatto manco Cassano. Ubriaco.

VOTO 2 A ROCCO COMMISSO o meglio al suo italiano. Sembra un personaggio dei fratelli Vanzina. Da un lato esilarante, dall’altro la Fiorentina per risorgere avrebbe bisogno di più solidità. Lasciamolo lavorare ma se per confermare Montella (dopo un disastroso finale di stagione) ha fatto una diretta-show da New York, cosa può combinare se dovesse arrivare in Europa?

VOTO 1 ALLA MAGLIA DELLA JUVENTUS perché va bene il merchandising, va bene esportare il brand nei paesi in cui le strisce verticali non sono così radicate nella storia dei tifosi, ma vestirsi come la contrada della Lupa anche no. Se vi dicessero che hanno fatto la Nutella senza nocciole la assaggereste?

VOTO 0 A STEVEN ZHANG e il video di presentazione di Conte. Nella scena in cui lo aspetta ansioso alla finestra, in pieno dramma da telenovelas sudamericana, c’è tutta la disastrosa estate interista. Ma la cosa più da telenovelas sudamericana rimane la chioma di Andonio. 

Pagelle liberamente ispirate a Giorgio Terruzzi di Gran Prix. Nell’epoca del VAR giornalisti e rotocalchi così non ne fanno più.




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