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RISURREZIONE DI UNA CRAZY GANG

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L’odore che preferisco è quello dell’estate. Anzi, della fine dell’estate. Ha solo un difetto: che si sente alla fine dell’estate.
Karl torna bambino passeggiando sulla cima di quel che resta di un bastione romano e penso a quant’è curioso che molta gente quei muri li vorrebbe di nuovo alzare.
L’ultimo nostro contatto è stato una foto che mi ha inviato accompagnata da tre parole: “Oggi sono qui” dove per oggi s’intende il 30 maggio 2016 e per qui s’intende Wembley, il tempio londinese del calcio.

Non c’era una partita dell’Inghilterra, Karl è irlandese, e nemmeno un concerto, Karl preferisce l’intimismo dei club. Dietro a quella porta sperava di vedere i suoi uscire dal purgatorio, dove per purgatorio s’intende la League Two e per suoi i giocatori del Wimbledon.
Perché il mio amico di Dublino tifi Wimbledon non me lo ricordo però scordatevi il thé delle cinque, gli inchini alla regina e il completo bianco dei tennisti. Il calcio a Wimbledon è una storia fatta di birre, palle alte e gomitate ma è anche il presente controcorrente e british di chi ha risposto all’ingiustizia più grande con l’animo popolare che il calcio ancora conserva in qualche angolo del pianeta.

Una sera, mentre il whisky scaldava l’esofago, Karl mi raccontò di Dave Bassett, uno con gli zigomi alti e il sorriso da testimonial di un dentifricio. Di secondo nome fa Thomas e di soprannome Harry ma nessuno sa perché. Stabilire se abbia consumato più pinte al bancone o tackle sul campo è impossibile. Quel che è certo è che negli anni ’80 trascinò dal fango della Quarta ai prati della Prima Divisione una banda di scalmanati capeggiati da Wally Downes, mediano fatto in casa che, grazie a scherzi ai limiti della decenza, contagiò i compagni a tal punto da farli guadagnare il soprannome di Crazy Gang.
Se vi sembra esagerato pensate a in che altro modo definire un gruppo che si divertiva a tagliuzzare i vestiti del compagno mentre era sotto la doccia o incendiargli la borsa. Per gli avversari si passava, nella migliore delle ipotesi, dagli insulti irripetibili nel tunnel, al bagno intasato o il sale al posto dello zucchero nel thé.
Se vi chiedete come fosse possibile che la dirigenza consentisse tutto ciò sappiate che il Presidente San Hammam era solito portare all’Opera i peggiori in campo.
Questa fu l’ Anarchy in the U.K.del calcio inglese e poco importa se Gary Lineker commentò: “Il miglior modo di guardare il Wimbledon è sul televideo” perché, come i Sex Pistols sfondarono senza saper suonare, la Crazy Gang si presentò all’appuntamento con la storia senza invito.

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Quella sera stavo per chiedere a Karl perché tifasse Wimbledon ma il secondo giro di whisky mi aveva scaldato a tal punto le sinapsi da perdermi nel racconto di quel 14 maggio 1988, quando nella finale di FA Cup si trovarono di fronte ai Reds di Liverpool, gente che al massimo aveva nascosto all’allenatore le calamite della lavagnetta.
Nel frattempo Dave Basset aveva passato il testimone a Bobby Gould, che se ne guardò bene dal cercare una medicina per guarire l’incurabile follia del gruppo.
Il divario tecnico sembrava incolmabile eppure al 36° Sanchez portò in vantaggio la Crazy Gang su assist di Wise. Il Liverpool ottenne un rigore attaccando a testa bassa ma il portiere Dave Beasant, soprannominato Lurch per la straordinaria somiglianza col maggiordomo della famiglia Addams, neutralizzò il tentativo di John Aldridge.

A quel punto non restava che blindare la difesa per mezz’ora. E ci riuscirono.

Ci pensarono Andy Thorn ed Eric Young, detto il Ninja per la sua orribile fascia marrone in testa; uno che, essendo nato a Singapore, poteva scegliere di giocare in qualsiasi selezione britannica e scelse il Galles, totalmente a caso.
Ad aiutarli sulla fascia sinistra c’era quella testa calda Denis Wise; Alex Ferguson di lui ha dichiarato: “Potrebbe scatenare una rissa in una casa vuota”. E’ passato alle cronache per un morso a Marcelino Elena del Maiorca e aver rotto la mascella a un compagno del Leicester.
In mezzo al campo, a coordinare le barricate, c’era l’emblema dello spirito battagliero e guascone di quella squadra: Vincent Peter Jones. Vinnie vanta 12 espulsioni in carriera, tra cui la più veloce della storia per aver steso dopo 3 secondi dal suo ingresso Dane Whitehouse.
Un tipo poco incline al rispetto delle regole, tanto che alla prima trasferta del Wimbledon a Liverpool affisse sotto al celebre “This is Anfield” (Questo è Anfield) un cartello con scritto “Bothered” (più o meno chissenefrega).
L’immagine simbolo della sua carriera però è la strizzata ai gemelli di famiglia di Paul Gascoigne ai tempi del Newcastle.
Il suo Presidente, quello che portava all’Opera i peggiori in campo, lo definì un cervello da zanzara e in effetti nel ’92 ebbe la brillante idea di presentare “Soccer’s Hard Men”, un video che riassume i suoi interventi più duri invitando a imitare il suo stile di gioco. Il risultato fu una multa della Football Association di 20.000 sterline e una squalifica di sei mesi.
Fuori dal campo si è limitato a minacciare l’equipaggio di un aereo da ubriaco.
Per un personaggio del genere il passaggio sul grande schermo era scontato e infatti Gay Ritchie lo ha voluto in “Lock & Stock”.

Davanti a loro c’era un centravanti unico che pagherà col suicido la discriminazione subita per essere stato uno dei primi ad ammettere la propria omosessualità: John Fashanu. I più lo ricorderanno per qualche gol clamorosamente sbagliato ma dietro alle ironie di Teo Teocoli e la Gialappa’s c’era un bomber dal sangue nigeriano nelle vene e la rara prolificità sotto porta.

E’ da parecchio che io, Karl e le nostre mogli non ci vediamo e stavolta non perderò l’occasione di chiedergli perché mai, nonostante sia irlandese, tifi Wimbledon.
Ordino una doppio malto e gli aneddoti della trasferta a Wembley si sprecano: dal viaggio senza biglietto per la partita al rigore di Akinfenwa che ha chiuso i conti contro il Plymouth. Non posso dirvi com’è entrato allo stadio ma posso raccontarvi di Akinfenwa. Iniettate la classe di Matthew Le Tissier nell’adipe di Notorius B.I.G. e otterrete un attaccante nigeriano da quasi 200 gol in carriera e più di 100 chili sulla bilancia. Quando è in forma. Sarà forse per questo che Callum Kennedy non ha avuto molto da ridire quando Akinfenwa gli ha strappato dalle mani il pallone del rigore?
Sono passati gli anni ma evidentemente la linfa pazza non è ancora evaporata dai tessuti di questa gente.

akinfenwa

Alla seconda birra i tempi sono maturi per la domanda delle domande ma Karl apre una parentesi che proprio non posso chiudere perché mi spiega il motivo della caduta così in basso della Crazy Gang, iniziata paradossalmente un anno dopo aver alzato quella storica FA Cup.

Tutto comincia il 15 aprile del 1989 quando la morte di 96 tifosi del Liverpool all’Hillsborough di Sheffield convince la Federazione inglese a imporre rigide misure di sicurezza negli stadi.
Due anni dopo il rapporto Taylor decreta inagibile Plough Lane, dal 1912 casa del Wimbledon F.C. che deve così sloggiare al Selhurst Park del Crystal Palace. Ma la convivenza, si sa, è difficile per due innamorati, figuriamoci per i tifosi di due quartieri di Londra. Intanto il Presidente Sam Hamman non trova un’area per il nuovo stadio vicina al sud-ovest di Londra e si parla addirittura di una delocalizzazione senza senso a Dublino, dove non avrebbero avuto lo straccio di un tifoso all’infuori di Karl, che però era troppo piccolo.

Nel 2000 esce “It’a beautiful day” degli U2, tanto per restare in clima Dubliners, ma a Wimbledon assistono al pasticcio combinato dalle sciagurate mani dei nuovi proprietari norvegesi Røkke e Gjelsten; prima vendono Plough Lane a una catena di supermercati poi, non paghi di aver stuprato la storica tana del Wimbledon, lo cedono a Charles Koppel, il quale accetta il trasferimento in un avveniristico impianto costruito da Pete Winkleman nella sua Milton Keynes, a 90 chilometri da Londra. Un po’ come se il Bologna una mattina traslocasse al Via Del Mare di Cesena.
L’episodio è senza precedenti, la Federazione istituisce una commissione straordinaria e alla fine acconsente al decentramento del club che però è troppo lontano da Wimbledon per conservarne il nome e così nel 2003 nasce il Milton Keynes Dons, la squadra che non c’era e che nessuno voleva. Cambiano i colori (da gialloblu a biancorosso) ma conservano i titoli del vecchio FC Wimbledon.

A questo punto Kris Stewart, uno che di pinte, palle alte e gomitate non ne ha viste abbastanza, fonda con altri tifosi il l’AFC Wimbledon, dove AFC sta per A Football Club, sottolineando che quello nato a Milton Keynes è un artefatto.
Si riparte dalla Combined County League (la nostra Terza Categoria) davanti a 4.000 tifosi, dopo una selezione di giocatori porta a porta, mentre il Milton Keynes Dons esordisce Championship (la nostra serie B) davanti a soli 1.000 spettatori. Si poteva dare un cazzotto più forte al calcio moderno? Secondo me no.

Dal 10 luglio 2002 arrivano cinque promozioni in nove anni, compresa la finale play off della foto di Karl, condite da record pazzeschi come le 32 vittorie consecutive del 2003/2004 e i 78 risultati utili consecutivi del 2004/2005. L’inferno del dilettantismo finisce nel 2011 quando si ritorna tra i professionisti con l’occasione di vendicarsi contro l’odiato Milton Keynes.
Questa però non è una storia a lieto fine, semplicemente perché è troppo presto per scrivere la parola fine, e così arriva una sconfitta in Fa Cup per 2-1 nel dicembre 2012 e un doppio confronto da cui vengono eliminati in Coppa di Lega nel 2014.

Una settimana fa Milton Keynes Dons e Wimbledon si sono affrontati in campionato per la prima volta nella loro storia. Hanno avuto la meglio i cattivi. I buoni, d’altronde, vincono solo nei film. Ma nel calcio i buoni hanno la partita di ritorno.

E’ strano pensare che in questa storia i buoni si facciano chiamare Crazy Gang ma se ci pensate bene ciascuno di voi, anche il più insospettabile, ha un’anima folle. Guardate bene. E dategli un’altra possibilità. Io la mia sono venuto a prenderla a Dublino per festeggiare i quarant’anni di Karl ma soprattutto per fargli sta benedetta domanda: “Ma poi, perché tifi Wimbledon?”.

“Ti viene data solo una piccola scintilla di follia. Non devi perderla”
(Robin Williams)

(fonti : a52sport.wordpress.com e iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it)




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