C’ERA UNA VOLTA IL LEICESTER

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Vi prego di guardare questa foto. Chi vi sembrano? Militari in libera uscita? Acqua. Una serata fra colleghi? Fuochino.
Sono i giocatori del Leicester, soprannominati foxes, le volpi. Lo so, non hanno né creste né avambracci tatuati eppure è così. Puntavano a non retrocedere e invece sognano la Champions League.

Ieri ci ha lasciato un visionario, uno che sta al calcio come i Beatles alla musica e Lucio Fontana all’arte.
Uno che ha squarciato la tela del calcio sfatando i dogmi per cui i terzini devono solo difendere e la tecnica sia un affare riservato a pochi. Mentre si tessono le giuste lodi di Johan Crujiff mi torna in mente una sua frase in pieno stile Undicicontati: “Mi piace il calcio ma non quello di oggi” e tra dieci anni mi immagino a raccontare a mio figlio quella volta in cui gli ultimi arrivarono primi. Quell’anno in cui, nonostante il calcio stesse andando a farsi fottere alla deriva del business, un gruppo costruito per la salvezza alla fine vinse il campionato.

Gli racconterei di Jamie Vardy, l’attaccante scartato dallo Sheffield Wednesday che quattro anni prima giocava nei dilettanti, ma che non ha mai smesso di crederci nonostante lavorasse da metalmeccanico. Ricorda più Kris Marshall che un bello da copertina, cercatelo se non ci credete, ammazza la tensione della vigilia con la playstation e non ha visto Arsenal-Tottenham perché le missioni di Call of Duty gli hanno portato via più tempo del previsto.
A quel bambino racconterei di Mahrez, fantasista algerino che prima di firmare per il Leicester non sapeva nemmeno che squadra fosse, e di Kasper Schmeichel, il portiere danese che ha iniziato con la pallamano, figlio del famoso Peter, protagonista di un miracolo a Euro 92.
Gli direi dell’argentino Ulloa, del giapponese Okazaki, del tedesco Huth e del francese Kantè, instancabile motorino del centrocampo citato spesso dal suo allenatore.

Ah già l’allenatore, un italiano coi capelli bianchi e lo sguardo tenero, uno di quelli che non ha mai dato alcun fastidio e ha ricevuto al massimo qualche complimento e finta ammirazione. Lo consideravano superato per il calcio moderno eppure, chissà perché, quella volta arrivò davanti a denaro e fuoriclasse, in barba a chi si eccita per tiki taka e falso nueve.
Utilizzò il vero nueve, quello che fa godere me, quello che se rientra prima del centrocampo lo fa per aiutare i compagni in difficoltà, non per aprire spazi agli inserimenti di duecentisti coi tacchetti.
Usò il difensivismo che serve a una squadra con l’obiettivo di non retrocedere e la buona stella di un inglese con la voglia matta di spintonare per mostrare al mondo che esistono attaccanti che non disdegnano il gol.

Se c’è qualcuno che mi sta riconciliando con la magia di questo gioco è il Leicester, una banda di scalmanati fotografati senza donne, che mi ricorda le serate ignoranti condivise coi miei compagni. Eravamo molesti come studenti in gita, talmente rumorosi da creare il vuoto attorno a noi e allontanare l’altro sesso. Ma d’altra parte non desideravamo altro che una birra e i nostri aneddoti, le cose che cementano un gruppo, quelle che in partita ti fanno rischiare la gamba per un amico, non per un compagno.
Vorrei che un giorno raccontassero ai figli una favola che sento vicina quantomeno per affetto, per vedere la storia disattendere i pronostici. Gesù, almeno per una volta.

Ad agosto i bookmakers quotavano la loro vittoria 5.000 a 1 e chissà cosa starà pensando Herbert, il falegname che ha scommesso 5 sterline? Oggi ne valgono 25.000 e la cosa che più mi fa sorridere è la proposta dell’agenzia di pagargliene subito 3.200 a patto di stracciare la ricevuta. Herbert ha rifiutato, a costo di perdere soldi e campionato.
Chi ha accettato invece è un anonimo scommettitore del Warwickshire che di sterline ne ha scommesse addirittura 50. Nonostante la possibilità di incassarne 250.000 non ha resistito all’offerta di 72.000 pounds a dieci giornate dalla fine. Come dargli torto.

C’è anche Tony, tifoso australiano a cui un anno fa diagnosticarono due settimane di vita. Rispose che non avrebbe mollato finché il Leicester non avesse vinto il campionato. Dove non è arrivata la chemio sono arrivati loro, gli studenti in gita, gli outsider di un campionato che sarebbe già stato un successo non salutare a fine stagione. Mentre stringe il gagliardetto autografato da King e compagni ripete che sono a loro a tenerlo in vita e spera di vivere abbastanza da vederli trionfare. Spiegatemi come si fa a non credere alle favole. Come si fa?

E cosa starà pensando l’allenatore, quello deriso da tutti, cacciato dalla nazionale greca dopo una sconfitta contro le Far Øer? Mentre Remo Remotti nel dopoguerra se ne andava da “quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del volemose bene e annamo avanti” Ranieri giocava a San Saba, all’ombra della storia. Chi se non uno cresciuto fra le rovine della città eterna poteva rendere immortale questa squadra?
Sta vincendo curando la difesa nei dettagli, correndo più degli altri e buttandola dentro, in un modo o nell’altro.
Nella terra d’Albione Claudio Ranieri c’era già stato ma non ha preteso di insegnare nulla ai saccenti padri fondatori del calcio, ha fatto di necessità virtù motivando un gruppo straordinario di scarti provenienti da mezza Europa.
Si è inserito nel vuoto di potere offerto dalle grandi e adesso rischia di vincerla questa Premier, contro ogni logica, contro ogni regola. Dio mio quanto vorrei che vincano.

Prima dei proibitivi impegni contro Liverpool, City e Arsenal ha promesso ai giocatori qualche giorno di vacanza in cambio di 5 punti e i suoi hanno rilanciato: “E se ne facciamo 9?”. “Vi prendete una settimana di riposo” – ha risposto.
Hanno battuto il Liverpool, stravinto col City e perso all’ultimo istante a Londra.
Addio vacanza, penserete. Sbagliato, non c’è logica nelle favole, solo coraggio e sentimento. Il buon Claudio gliel’ha concessa lo stesso.
Sarà entrato negli spogliatoi dicendo: “Peccato, potevamo essere in testa con un maggior vantaggio” ma ripensando che il Leicester l’anno scorso si è salvato per miracolo e ha passato 9 degli ultimi 10 anni in B e uno in C avrà detto: “Riguardo alla vacanza, ok. Ci vediamo lunedì”.

Quindi se vi trascina la passione più che la ragione ogni fine settimana pregate per Leicester, una cittadina multiculturale a cento miglia da Londra che fino a ieri non contava niente e oggi sta scrivendo una favola.




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